festa privata

Ore 22:00, i coniugi rincasarono. Trovarono all’ingresso le regole della festa precedentemente scritte e concordate, valide anche per loro. Erano venuti in studio mesi prima per organizzare un evento presso la loro dimora. Geniale fu l’idea di Regina: organizzare un evento a porte chiuse nella loro baita ed invitare persone tra loro sconosciute. Avere un’agenzia di eventi trasgressivi ci permetteva di far incrociare i nostri contatti. Le regole del gioco erano solo due: Obbligo di maschera ed Obbligo di eseguire il ruolo affidato. Lo staff in costume e la guardia alla porta erano sinonimo di garanzia e privacy. Accoglievano gli invitati che, dopo essersi presentati e verificati sulla lista, ricevevano la maschera da noi designata. Donne in maschera bianca, uomini in maschera nera, i padroni di casa maschera oro ed infine io e Regina maschera argentata. Lo staff, formato da Carole e Maxim, coppia conosciuta da Regina in un club, divenuti velocemente nostri schiavi sessuali, Indossavano una maschera in pizzo e si distinguevano per via della loro apertura mentale nei giochi. Sempre pronti a collaborare alle nostre feste, il nostro successo è dovuto anche alla loro serietà. Gli ospiti si accomodarono nella grande sala, dove gli schiavi servivano da bere. Agghindati e mascherati, i padroni di casa cercavano di instaurare un rapporto con tutti i presenti. Regina diede il via alle danze, portandosi al centro del salone per attirare l’attenzione di tutti. In quel momento ero estasiato e la fissavo. Di tutte le donne, tutte le schiave, tutte le persone che abbia mai incontrato nella mia vita, lei aveva rapito il mio cuore. Si rivolse alle donne presenti facendo tintinnare il bicchiere che teneva tra le mani: «Signore: vi prego di seguirmi. I signori ci raggiungeranno a tempo debito.» Sfilarono tutte ondeggiando i fianchi verso il corridoio che portava alle cinque camere, tutte preparate in modo differente. Stanza 1 tema “Esibizione”. Regina ordinò a due donne di appartarsi sui letti e di rimanere in intimo. Tra loro e i divani dei futuri osservatori, un grande vetro. Giochi erotici, creme, sex toys di varie dimensioni in valigette metalliche e molto altro. Uscendo passarono alla stanza numero due, tema “Mistero”, dove una luce appena pronunciata contro la parete colma di quadri, rendeva il fitto buio ancor più criptico. Tre maschere bianche avrebbero dovuto attendere lì l’inizio dei giochi. Le signore la seguivano con grande trasporto ed ammiravano il concetto fantasioso messo in atto. Come fosse una guida in un museo, continuò il percorso arrivando alla stanza numero tre, tema “Orgia”. Divani ed un grande tatami in centro stanza. Quella scenografia era stata la richiesta in gran segreto del marito, uno dei suoi più grandi desideri era di poter vedere la moglie presa da due o più uomini vogliosi. La moglie dalla maschera oro ed un’altra invitata, vennero fermate da Regina ed ebbero ordine di denudarsi ed indossare gioielli per il corpo al posto di perizoma e reggiseno, oltre che bracciali e cavigliere. Fatte accomodare le donne, arrivarono alla stanza quattro con tema “Spa”, un vero e proprio angolo benessere con vasche idromassaggio gonfiabili, contornate da lettini per massaggi e futon. Questa venne affidata ad altre due maschere bianche. Entrare in quella stanza, comportava essere avvolti da fragranze inebrianti e brividi sulla pelle. L’unica regola per accedervi: essere totalmente nudi. Infine, stanza numero cinque, tema “Dungeon”: avevo trasferito parte della mia attrezzatura personale. Era per il gran finale, sarebbe servita per l’ultimo spettacolo, richiestomi personalmente da Krizia, la moglie del ricco imprenditore nonché padrone di casa. “Voglio vedere dal vivo come scopi la tua troia”. Questa fu l’unica richiesta da parte della moglie. Era stato tutto pianificato. La mia dolce e complice Regina non sapeva ancora che in quella stanza lei sarebbe stata la protagonista. Le dissi che serviva per il gran finale, senza aggiungere nessun dettaglio. In realtà Krizia ed il marito erano venuti mesi prima nel mio studio per la pianificazione della festa. Come quasi tutti i nostri clienti erano fruitori e sostenitori del nostro canale social, dove scopavo Regina come un toro. Avrebbero desiderato vederci dal vivo, fino allo sfinimento. Da lì la grande idea di sfruttare la loro casa di campagna per realizzare un sex party ed una grande sorpresa a mia moglie. Finita l’assegnazione delle camere, Regina ripercorse il corridoio, sincerandosi che tutte le donne fossero pronte. Eccitate ed inebriate dal vino, belle come non mai e con quel tocco di paura che rende tutto affascinante. Tornò da me. Mi accennò un assenso e mi lasciò la scena. Ora il palco era mio, tutti quei signori eccitati e curiosi, con il desiderio di varcare quel corridoio e di scoprire cosa attendesse loro. Incredibile come bastasse una maschera per far uscire l’essere maschio, voglioso e cacciatore. Davanti a me avevo tori e maiali pronti a montare le vacche in attesa. In quel momento pensai davvero a quanto uomini e donne nella vita di ogni giorno, non sfruttino il potenziale della mente per trasformare la propria vita sentimentale in una vera e propria relazione fatta di passione, sesso e raggiungimento della goduria. Ma la vita è così e per fortuna la nostra agenzia era ciò che servisse a questo scopo. «Signori, adesso tocca a noi» dissi, muovendomi verso le stanze. Sotto le maschere nere l’eccitazione era a mille. In fila, verso il corridoio, non dissi nulla. Iniziarono a sbirciare gli ingressi. Le donne, libere come il vento, grazie alle maschere, riuscivano in qualche modo a sentirsi protette, facendo risaltare la loro libertà. I mariti non riconoscevano le mogli dalle movenze e se fosse accaduto, fingevano per non rompere quella magia che si era creata. Si respirava solo erotismo e lussuria, tutto il resto non esisteva più. Erano meravigliose, sexy, erano porche ed avevano tanta voglia di cazzo. Tutti, entrarono in qualche stanza. Era eccitante per me e Regina, poter vedere e sentire gli ululati di piacere aleggiare nell’aria. Iniziammo a girare tra le stanze e gli scenari erano perfetti. Ora anche gli schiavi si aggiunsero. Il maschio nella stanza del benessere a servire cocktail alle donne, che tra una carezza e una leccata, mantenevano il suo cazzo turgido. Ad ogni occasione, veniva succhiato da quelle signore ormai ambientate ed in fase di relax, mentre la schiavetta, nella stanza delle esibizioni, leccava le signore bagnate ed assisteva le maschere nere che, segandosi, mostravano i loro cazzi vogliosi di prenderla. Ora anche gli uomini iniziarono ad interagire. Alcuni di loro erano già all’opera. Chi scopava, chi leccava, chi se lo faceva succhiare. Mani che palpavano, che segavano, alla scoperta di qualcosa di proibito ma che in quel momento fosse messo a loro disposizione in abbondanza. Guardando con occhio esterno, capii che quell’ opulenza sessuale fosse perfetta. Gli intrecci carnali e le movenze di ognuno dei partecipanti, scandiva la riuscita di quel party e quando gli uomini iniziarono tutti ad avere un ruolo ed interagire, osservammo quanto previsto: le maschere nere iniziavano a cambiare stanze, alternandosi, sbirciando e cercando nuovi stimoli, con le donne più sexy ed eccitate che mai. Come da copione, in quell’ ambiente pregno di lussuria ed erotismo, noi esseri umani perdevamo quell’ istinto di unione ed appartenenza che ci imprigiona quando siamo nella vita “vestita di tutti i giorni”. Quel mondo, in quel momento, rendeva ogni persona libera di essere, di fare, di sfogarsi. Una forte unione che non si può spiegare se non la si è mai vissuta. Quella magia, erotica, potente e pregna di sfogo dell’ anima, aveva dato vita ad intrecci sessuali e gesti reconditi tra quelle maschere. Ognuno si dilettava in totale libertà, senza premurarsi di nulla, senza catene, senza pensare che esista il bene ed il male. Solo istinti, solo sesso e piacere. Il mio mondo, appunto. lo vedevo, lo recepivo nei gemiti che si diffondevano nelle stanze. In quella quiete con me stesso, cercai Regina tra i corridoi ed appena scovata, dopo uno scambio di sguardi e dopo averle infilato la lingua in bocca, facendole capire che mi fosse mancata in quel piccolo frangente e che tutta quella gente attorno mi aveva fatto eccitare, volevo scoparla come piaceva a me. Volevo distruggerla come piaceva a lei. Il tempo quando la goduria prevale, vola e passa come se scivolasse troppo in fretta. Guardandoci attorno capimmo fosse il momento del grande raduno.Alcuni Seguire i piani stabiliti era il segreto di una buona riuscita, quindi, con complicità, iniziammo ad attuare lo spostamento per il finale lussurioso. Senza fretta, una ad una; io prendevo tutte le donne e le invitavo nella stanza delle orge, Regina gli uomini. Non interrompevamo l’amplesso di ciò che stessero vivendo, ma con pacatezza e stile, avvicinandoci a loro, sussurravamo un ordine, proprio come fosse una missione, un gioco da compiere. Questo in loro accresceva a dismisura l’eccitazione che diventava incontrollata. I loro occhi parlavano, la promessa di accrescimento della goduria era garantita, vista la qualità di ciò che avevamo messo in piedi per loro. Il nostro avvicinarci a qualcuno divenne un immenso piacere, come fossimo portatori sani di energia sessuale da liberare. Capimmo dai loro gesti, dai loro apprezzamenti, che la nostra immagine divenne per loro un riferimento importante. La grande sala, adesso gremita di cazzi gocciolanti e fighe avide di essere colmate, era satura di desiderio. Anche io e Regina ci spogliammo e mettemmo al centro la signora dalla maschera dorata. Con un semplice gesto, Regina la prese per i capelli, con dolcezza, e la portò al centro della stanza. Ora Krizia era nelle mani della donna più perversa che possa esistere, con una visione da regista ed una carica erotica elettrizzante. Nulla era stato programmato in quel momento, ma l’eccitazione era ai suoi massimi picchi e Regina, prendendo in mano la situazione, divenne ai miei occhi essenziale. La lasciai fare, tutti gli occhi erano su di lei, tutti i cazzi erano dritti sull’attenti e le donne non vedevano l’ora di essere sfondate. Vederla nuda, il suo seno ed i suoi capezzoli invitanti, padroneggiare l’attenzione di tutti quei cazzi eretti, era per me un tripudio di emozioni. Vedere tutte quelle vagine desiderose di essere colmate, in attesa dell’inizio dei giochi, era ancor più elettrizzante. Il mio cazzo era duro come il marmo e dentro lo stomaco il desiderio accresceva con una forza mai sentita. Indicò le due maschere nere che avevano il cazzo tra le mani e si stavano segando da quando avevano messo piede in quell’ alcova meravigliosa. L’aria che si respirava sapeva di sesso e desiderio.


La grande orgia iniziò così. Un cerchio di persone, Krizia aveva bocca e figa piena dai due cazzoni scelti da Regina. Si poteva osservare il bianco della sborra colare assieme alla saliva. Gemeva come una cagna ed il marito, seduto tra gli spettatori, si masturbava il cazzo di generose dimensioni, ad una velocità impressionante. Era eccitato e si sentiva il suo respiro. Più i due torelli colpivano la signora, più la sua mano aumentava lo scappellamento, più la signora succhiava e più si eccitava. Il glande del suo uccello era gonfio e quasi violaceo. Una donna vicina a lui non riusciva a staccare gli occhi da quel cazzo, voleva sicuramente afferrarlo e sbatterselo in bocca. Lui da buon Cuckold mostrava l’arte di segarsi, mostrando con fierezza quella bestia che teneva tra le mani. Ora presi due donne per mano e le portai nella mischia. Era bellissimo scegliere i corpi più eccitati. Non serviva dire nulla, le loro mani, le loro bocche, i loro buchi, erano talmente voraci che non potevano nemmeno pensare. Puro istinto sessuale liberato, perversione da colmare e desiderio da nutrire. Bello vedere che ogni cazzo fosse protagonista. Continuammo ad inserire elementi. Uno alla volta. Attorno, gli spettatori, si palpeggiavano dolcemente mentre altri si masturbavano in attesa della loro chiamata. Tutto perfetto. In centro si godeva attivamente, fuori, passivamente, in attesa di essere sicuramente protagonisti. L’energia sessuale aveva inglobato ogni anima presente in quella stanza. Non eravamo più uomini o donne, spettatori o protagonisti. Eravamo una cosa sola, tanti anelli che formavano una catena. Una catena fatta di gemiti, liquidi e tocchi. Tutto in condivisione, come fosse una straordinaria normalità. Rimanemmo fuori io e Regina. Eccitati e caricati dai gemiti, dalle urla, l’odore di sesso, la vista di tutti quegli orgasmi e le sborrate, i preservativi tolti e messi, le voci di incitazione da parte delle donne e quelle degli uomini, tutto perfetto. Entrammo nella mischia. Prendemmo la moglie dorata e mentre stava succhiando il bastone ad un superdotato, Regina le spalancò le chiappe con le mani. «Dalle tanto cazzo!» Guardandomi eccitato ed impaziente di fottere. Il marito era al mio fianco e non attendeva altro che la manipolazione da parte mia, al punto che appena vide il mio ingresso, tolse il suo dito da una figa umida e colante per avvicinarsi a me. La speranza o la sua perspicacia lo guidarono fino al culo della moglie, dove i suoi occhi statici, fissi come un obiettivo, attendevano una monta desiderata. Leccò prima il buco del culo della moglie, gustandosi l’ingresso della fessura ed inumidendo tutta la zona del desiderio. Fu un gesto di appartenenza, quasi come una benedizione. La donna riconobbe la lingua su per il culo del marito, emettendo un gemito di complicità come per ringraziarlo. Si spostò, guardandomi, facendomi cenno di poter accedere nella sua proprietà. Riprese il cazzo in mano, ed i suoi occhi si accesero come se dovesse gustarsi uno spettacolo. Forti colpi di reni sulla donna esile. Ad ogni mio colpo di cazzo dimenava il culo e urlava di piacere. Regina con una mano sgrilletava il clitoride della protagonista e di tanto in tanto, prendeva il cazzo di suo marito. Con due ciucciate glielo riportava bello dritto. Io più la guardavo e più mi eccitavo e più distruggevo quella figa colante di piacere. Stavo scopando la signora con una forza tale da sentire ogni singola vibrazione del suo corpo. Ora, mentre rallentavo, un altro cazzo si mise davanti al volto della signora dorata, che succhiava con una passione tale da far sborrare il marito sulle tette di mia moglie Regina. Io insistevo con gran gusto nello sfregare la mia cappella in quell’antro umido ed accogliente, dove potevo sentire le pareti vaginali schiacciare la cappella gonfia. Proprio in quell’istante la lingua del marito si avvicinò ai miei coglioni come in attesa della mia sborra. La voleva vedere gocciolare ma io non ero pronto, così sfilai il mio bastone lasciando tutto il nettare a quella bocca vorace. Come una ventosa iniziò a gustarsi le labbra vibranti ed il buco del culo pregno di umori. L’eccitazione era alle stelle, tutti scopavano con trasporto, chi ciucciava, chi sborrava. Donne forsennate nell’accaparrarsi tutti i cazzi dritti e uomini alle prese con quei buchi accoglienti, libertini e goderecci. Proprio mentre la signora spalancò la bocca per accogliere la copiosa sborrata del cazzo turgido lavorato dalla sua lingua, Regina mi lanciò quello sguardo che solo lei sapeva donarmi. C’era tutta l’intesa, la complicità, la sicurezza che ci univa. Il suo messaggio era “missione compiuta”. La festa era riuscita, nonostante i miei tentennamenti per via del mio essere sempre attento alle buone riuscite. Una festa organizzata per ricchi uomini, facoltosi nella vita e nelle pretese. Gente che voleva il meglio del meglio. Scopammo per ore. Il vino scorreva a fiumi. Un baccanale perfettamente riuscito. Tutti sfiancati e soddisfatti. Tutti con i coglioni vuoti e le signore bagnate da orgasmi multipli. Pensavano fosse finita, alcuni si alzarono per bagnarsi la gola con le bollicine offerte. La matura signora padrona, accarezzava il marito mentre mi guardava: «Manterrai la promessa?». Mentre fissava il mio cazzo in tiro, pronto all’uso. «La festa non è finita. Lo spettacolo deve ancora cominciare». Avevo bisogno di bere, avevo bisogno di aria ed avevo bisogno di svuotarmi le palle.

continua………


Di Dom

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *