Il cuoio nero le fasciava il corpo come un’alga appiccicosa, la fibbia di metallo serrò la pancia morbida e voluttuosa, con un clangore secco e profondo. Nella stanza, l’odore di cera fusa e di quella roba per pulire il cuoio si mischiava ad un’aria greve, carica di un’attesa oscura. La nuova puttana, Anya, era inginocchiata in mezzo a quel vissuto tappeto persiano. La schiena bianca già segnata da qualche sferzata rossa data col frustino di gomma . I suoi occhi azzurri, ancora pieni di paura e incertezza, si alzarono timidi verso il suo padrone.
“In piedi,” grugnì Damien, la voce generò un brivido, come un raschio di carta vetrata che le percorse la schiena. Anya si alzò che tremava tutta, le gambe che le facevano cilecca. La catenella sottile che le legava i polsi tintinnò piano.
“Oggi,” continuò Damien, avvicinandosi lento, il tacco degli stivali che picchiava sul legno come un martello, “conoscerai un nuovo modo di essere sottomessa. Un atto di totale abbandono del tuo culo.”
Anya deglutì a fatica, il cuore che le batteva in gola come un uccello impazzito. Sapeva che prima o poi sarebbe successo, l’aveva accettato quando aveva detto di sì , quando acconsentì di diventare la sua cagna. Ma una cosa era pensarlo, un’altra era sentire quel tipo lì, grosso e vestito di nero, che le stava addosso, abusando di lei.
Lui le diede le spalle, aprendo un cassetto di un mobile vecchio. Tirò fuori un vasetto opaco e due guanti di gomma. Il rumore del lattice che si tirava sulle mani fece ancora più silenzio nella stanza.
“Girati,” ordinò Damien di nuovo, e Anya si girò, il corpo percorso da un brivido di schifo e paura. Lo vide venire verso di lei, il vasetto in mano, l’altra che le toccò un fianco con una delicatezza che non si aspettava.
“Questo,” disse Damien, alzando il vasetto, “è la porta del tuo culo verso un posto nuovo. Un buco intimo, sacro, che oggi mi darai.”
Anya non disse niente, guardando la sua faccia senza nessuna emozione, cercando di capire cosa gli passasse per la testa. Ma la faccia di Damien era dura come il marmo.
Con un gesto lento, l’energumeno la portò verso un cuscino di velluto buttato per terra. “Mettiti a quattro zampe,” le disse. Anya si mise giù, la fronte che sudava. Il corpo le tremava, il padrone gustava con gli occhi la sua sinuosità innocente.
Sentì le dita di Damien, piene di quel lubrificante schifoso, correrle sulla schiena, fermarsi in basso. Un brivido la scosse. Poi, la roba fredda e viscida che le spalmava sul culo, le fece capire una preparazione silenziosa ed inevitabile.
Il respiro di Anya si fece corto e irregolare. Sentiva Damien dietro di lei, la sua aria da padrone che la schiacciava. Poi, una pressione, un tocco in un posto dove nessuno l’aveva mai toccata così. Un dolore sordo, una sensazione strana e mai provata che la fece sussultare.
“Rilassati, cagna,” sussurrò Damien, la voce stranamente calma.
“Lascia che ti fotta. Ti voglio sottomessa, anche nel culo.”
La pressione aumentò, piano ma senza fermarsi. Anya strinse le mani nel tappeto, le unghie che grattavano la lana. Il dolore divenne più forte, un bruciore che le prendeva tutto il corpo. Ma in quel dolore, in quella violenza nel suo buco, cominciava a sentirsi una cosa strana, un vago sapore di lasciarsi andare, di dire di sì a quello che voleva il suo padrone.
Damien continuò, lento e calcolato, aspettando che il suo culo si abituasse alla sua roba dentro. Ogni centimetro che entrava era un passo più dentro la sua sottomissione. Anya chiuse gli occhi, cercando di respirare, di sentire solo Damien forte dietro di lei. In quel momento, il dolore e la paura si fecero meno forti, lasciando spazio a una specie di accettazione, un confine sottile tra lo schifo e una strana voglia di arrendersi. La sua prima volta col culo era un atto di sottomissione totale, marchiato nel suo corpo e nella sua anima dalla volontà del suo padrone. Lei in quel momento aveva una contrazione addominale, non riusciva a rilassarsi. Non le dispiaceva totalmente ciò che il suo ano violato dal suo master le stesse regalando. Effettivamente ora la fica iniziava a colare, seppur libera e non trastullata come nelle sessioni precedenti. Forse il timore, forse la posizione a pecorina forzata su quel tappeto, legata come un animale da stuprare. O forse il semplice pensiero che il cazzo del suo padrone fosse nel suo buco del culo, luogo intimo e delicato oltre che “sporco”, secondo la logica mentale dell’essere umano. In quel momento, in quello strano piacere, mentre da quella posizione scrutava il dungeon attorno a lei come non lo aveva mai osservato, comprese che l’unico modo per uscirne, era arrendersi alla sua rigidità e provare a godersi il momento.
Damien, empatico e master di grande tatto, le si avvicinò all’orecchio, sussurrandole:
“Adesso devi solo rilassarti e goderti il momento. Io adoro il tuo corpo, adoro tutto del tuo corpo e il tuo culo è semplicemente meraviglioso.”
Anya improvvisamente, vedendo il cazzo penzolare davanti alla faccia, sentendosi il culo pieno, comprese che non era quel bel membro dentro di lei, bensì un dildo o uno dei tanti giochi del suo rapitore. Improvvisamente si rilassò, si sentiva meno sporca, libera. Come se quel training fatto con intelligenza e rispetto, avesse innalzato la soglia tra loro in complicità e delicatezza di spirito. Adesso il dolore svanì in pochissimi secondi, lasciando dentro di lei un vuoto da colmare ancora di più. Il suo sfintere abbracciava quel plug con ardore, le piaceva, i suoi muscoli rettali avviluppavano con leggeri movimenti il piccolo diametro del toy di metallo. Ora riusciva anche a sentirne la forma, le piaceva. Le appariva grosso, enorme, ma le piaceva. Colava di piacere e le sue dita iniziarono a raggiungere il clitoride. Godere così era bellissimo, un valore aggiunto.
“Lo voglio nel mio culo,” mentre osservava vicino alla bocca l’enorme cazzo di Damien.
Le venne sbattuto in bocca, come una porca, piena e bagnata. Culo e bocca tappati e la fica sgrilletata con foga. Un piacere mistico, nuovo, un innalzamento della soglia di conoscenza. Adorava il sesso e il mondo attorno a sé. Tutto era perfetto, Anya si sentiva troia, bella e libera di godere come la puttana che desiderava essere.
“Ti prego, sbattimi il tuo cazzo nel culo, lo voglio dentro di me.”
Damien non ascoltava ciò che diceva, si limitava a guardarla godere, traendone il proprio piacere di padrone. Essere il suo scopatore, trattarla da troia e vederla godere sempre più forte ad ogni incontro, era per lui pura poesia. Nulla era più bello e nulla era più buono. Il suo profumo, il suo sapore, il suo corpo nudo e bagnato era poesia. Il suo culo violato da lui, per la prima volta era semplicemente arte. Ed un artista vede l’onore nella sua opera compiuta.
“Non ti darò il cazzo,” mentre lei succhiava pervasa dalla straordinaria estasi sessuale, “adesso mi godrò il tuo buco.”
Anya presa dalla foga di carezzare quella cappella gonfia, condividendola tra lingua, palato e gola, non comprese a pieno il messaggio sussurrato. Era in uno stato di piacere elevato all’ennesima potenza, inerme e pronta a subire qualsiasi cosa dal suo aguzzino.
Le sfilò il cazzo, la baciò, notando che la sua mano sgrillettava sempre più forte sul clitoride e con l’altra si teneva in bilico per non spezzare la posizione a pecorina. Come in un’ipnosi, non riusciva a fermare il godimento, era ora di passare alla fase successiva.
Damien sapeva bene che il primo anal era molto legato all’umiliazione. Valente per chiunque, donna o uomo che sia. Doveva adesso far comprendere alla sua schiava che nulla fosse umiliante, anzi, che tutti abbiano bisogno di avvicinarsi a ciò che non si conosca, senza precludersi nulla per pregiudizio.
Si posizionò proprio dietro le sue chiappe, splendide, aperte. Il buco del culo scintillava per via del finto brillante sul plug, la figa era lavata, come se fosse stata sfondata da più cazzi contemporaneamente. Una sessione memorabile, un vero e proprio successo.
Inginocchiandosi, portando la sua faccia di fronte ai buchi di quella spettacolare cagna in calore, le tolse in primis le dita ingorde di piacere, facendola rilassare a gattoni.
“Adesso voglio il tuo sapore, voglio sentirti gridare e godere della tua essenza.”
“Dammi il cazzo, ti prego.”
La troia voleva sguazzare, lo sapeva bene. Di tutte le sue schiave, lei era quella che amava il suo tappeto della tortura.
Ma Damien non ascoltava minimamente, prese un dildo simile al rabbit. Avrebbe riempito la sua fica gocciolante e peccaminosa mentre il clitoride sarebbe stato deliziato dalla super vibrazione del suo nuovo giocattolo. Ci mise giorni a scegliere il modello e adesso lo voleva testare sulla sua troia più godereccia.
Lo accese, il solo rumore tra le sue mani fece vibrare il corpo di Anya che ancora godeva con il plug nel culo, lo avvicinò alla vulva poggiandolo solamente. Una scossa, un brivido esagerato. L’ intro di un piacere che avrebbe reso la sessione ancora più accesa.
Anya lo voleva, avvicinava i suoi buchi al toy, avida e ingorda. Voleva il cazzo, seppur di gomma, lo voleva dentro, mangiarlo con la sua anima e farsi trasportare fino alla goduria massima.
Ora Damien, avendo un piano di fine sessione definito, accontentò la vacca infilandole il cazzo di gomma fino in fondo, preoccupandosi di far vibrare quel grilletto pronunciato e penzolante che a lui piaceva da morire. Erano poche al mondo le donne con un clitoride così sviluppato. Lui adorava ciucciarlo per via della sua forma, ma adesso, doveva vibrare e godere come una porca. Contorsioni, agitazioni, gesti inconsulti e fremiti di un piacere tale che il suo dungeon non aveva mai visto. La sua troia era piena, gridava ed ansimava. Godeva al punto che tra grida e parole sussurrate, si percepiva l’inizio di quello che sembrava un grugnito. Avveniva prima di una presa di fiato. Era eccitante, una punizione basata sul piacere in eccesso. In perfetto stile Damien.
Adesso era il momento, Anya era sua, e l’umiltà che avrebbe raggiunto quel giorno sarebbe stata da diario, da ricordo indelebile.
Mentre la sua cavallona godeva a pecora, lui sfilò il plug anale, sostituendolo con la sua lingua morbida e bagnata. Anya tornò ad irrigidirsi fino a quando, subito dopo pochi secondi, Damien reinfilò il plug con delicatezza. Il buco del culo avido e umido, lo accoglieva senza fatica. Era buona, divina, golosa. Anya non riusciva ad umiliarsi, il suo cervello non percepiva in quel momento la solita vergogna. Era un oggetto in mano a colui che poteva farne ciò che voleva. Le preoccupazioni di umiliarsi, del suo culo, il suo antro violato che le recava imbarazzo e pensieri di inferiorità erano svaniti. Le stava solo dando momenti di piacere mai vissuti.
Fuori il dildo e dentro ancora la lingua, poi ancora il dildo. Attendeva gemiti e contorsioni di piacere provocati nella figa succosa, che iniziava a schizzare a getto piacere in forma liquida, per poi sfilare nuovamente il dildo e buttarsi dentro di lei con la lingua. Sempre di più, sempre più buono, sempre più goduria. Il sapore per lui era la goduria di lei. I gemiti di lei erano eccitazione per lui. Iniziava a segarsi il cazzo che era duro come il ferro. La cappella gli scoppiava, e mentre la mano trastullava l’asta di quel cazzone, i coglioni ballavano pieni di sborra da scaricare. Più leccava e più quel cazzo sembrava scoppiare. La voglia di sbatterglielo nel culo era troppa, ma il suo calibro l’avrebbe distrutta. Era la prima volta, il primo anal training e il suo cazzo si sarebbe accontentato. La missione era quasi compiuta, Anya aveva affrontato i suoi blocchi mentali, ora il suo culo non era più un semplice scarico di feci. Era il portale di un piacere mai conosciuto, mistico. Un covo di recettori di piacere mai esplorato. Ed era solo la prima sessione.
Lingua, plug, lingua, poi ancora plug, sentiva che Anya doveva scoppiare, di lì a poco sarebbe venuta. Prese un mini dildo mentre la lasciò per un secondo in balia del vibratore, lasciandole nel culo il micro toy di metallo. Lo intrise di lubrificante, poi una volta estratto il plug, riempito il buco del culo roseo e goloso, con altro abbondante gel trasparente, infilò senza alcuna difficoltà il nuovo cazzettino di gomma. Entrò senza alcuna fatica ed Anya lo ricevette totalmente. Il suo corpo parlava, la pelle d’oca sulle braccia ed in parte sulla schiena. Impalata, piena e con la figa pronta ad esplodere di piacere. Continuava a fissarla con soddisfazione. Un trionfo, una lezione da imprimere nell’anima. Anya era tanto troia, tanto bella. I suoi respiri erano il premio più ambito dal suo master. Magia.
Ora Damien doveva regalarle la sborra e la voleva schizzare tutta nella sua bocca, voleva essere succhiato, donarle il nettare in quell’amplesso perfetto e profondo.
Di fronte a lei, presa per i capelli con dolcezza, iniziò a farsi succhiare il cazzo che era pronto a sborrare. Non ci volle molto, appena spalancata la bocca, raggiunta la lingua accogliente, uno schizzo copioso fece rattrappire i coglioni del master che spingevano al punto di averle allagato tutto il palato come non mai. Anya, porca e ingoiatrice, nello stesso istante, liberò il suo orgasmo, non riusciva nemmeno a comprendere se potesse esistere un orgasmo anale. Tutto era amplificato, mentre allagava il tappeto, gridava con la bocca piena, quasi soffocata dallo sperma del toro, spingeva con figa e culo come per svuotare tutti i suoi liquidi. Piacere sotto forma di estasi confusionale, impalata e puttana, come bloccata in un limbo di piacere, sembrava non finire più. Minuti, secondi, attimi e poi ancora secondi. Continuava a godere, spingere, ciucciava il cazzo che adesso, rimpicciolito, sembrava una dolce banana. Schizzava, tanto. Niente vergogna, niente umiliazione. Solo goduria, potere e golosità di libertà. Si sentiva bella, svuotata e pronta ad essere scopata come una vacca.
Damien la lasciò godere sul tappeto, il tempo scorreva al punto che Anya si era quasi appisolata. Non si era nemmeno resa conto di essersi addormentata dal troppo piacere raggiunto, lo capì perché non aveva più i buchi pieni ed aveva una copertina su di sé. Damien era in poltrona, vestito, la osservava con occhi che solo lei conosceva. Quell’uomo era unico e sapeva che non sarebbe stato mai suo. Lui non sarebbe mai stato di nessuno.
Fissò l’orologio, si rivolse con gentilezza al suo padrone: “Perdonami, sono in ritardo e tu avevi un’altra schiava dopo di me.”
“Non ti devi preoccupare,” le rispose con gentilezza, “ho spostato la sessione di un’ora. Voglio che ti riprenda , che ti faccia una doccia e poi se ne avessi bisogno, potrai rimanere qui fino a quando vorrai. Anche durante la prossima sessione.”
Anya non rispose. Sapeva bene che Damien non amava intavolare discorsi tira e molla. Lui era nato per ordinare e per servire coloro che amava e rispettava.
Riuscì ad alzarsi, si sentiva ubriaca, ma era bellissimo. Si sentiva bella, si sentiva donna. Stava bene con sé stessa. Si sentiva forte.
Si fece una doccia, si cambiò d’abito e si diresse sulla porta. Non si sarebbe soffermata a disturbare la sessione successiva e non si sarebbe esposta facendosi vedere da un’altra schiava. Lo salutò, lo baciò e gli disse:
“Posso farmi scopare il culo da mio marito?”
“No, finché non sarai pronta, il tuo buco del culo lo uso solo io.”
Se ne andò chiudendosi la porta alle spalle, era felice. Damien voleva il suo culo ed era solo ed esclusivamente per lui. In qualche modo, dentro di sé, lo senti suo. L’unico uomo che l’avesse potuta inculare. L’uomo che amava dalle scuole superiori ma che nessuna donna avesse mai potuto avere.

