Da Milano al mio studio di provincia, il tempo di navigazione in moto era stato di circa venticinque minuti. Avevo giusto il tempo di ordinare su internet i gadget erotici per i nuovi giochi che stavo progettando. Una coppia di ragazzi mi aveva incaricato per il loro anniversario, io avevo il compito di renderlo trasgressivo e a porte chiuse. Avevo tempo, l’avrei dovuta realizzare a distanza di due mesi, ma ormai il mio headquarter era diventato anche magazzino. Giocavo in anticipo, sempre, ed avendo la comodità di stoccare il materiale, ne approfittavo per reperirlo il prima possibile. Mi sedetti quindi alla scrivania quando dovetti fermarmi immediatamente: il computer squillava, una videochiamata in attesa sul grande monitor. Ero solo in quel momento. Guardai l’agenda per capire se avessi dato un appuntamento e me ne fossi dimenticato. Non avevo appuntato nulla. Incredibile per alcuni come io usassi ancora carta e penna nell’era digitale, ma in quel momento mi fece molto comodo. Indossai la maschera che tenevo sempre pronta sulla scrivania.

Presentazioni e convenevoli furono rapidi. Di fronte a me un uomo pragmatico e diretto. “Buongiorno, ho dovuto anticipare il nostro appuntamento per via di…” Tentennò e bofonchiò qualcosa che non compresi, poi continuò: “…In realtà il nostro appuntamento doveva avvenire domani”. Era teso, ansioso, tipico di chi si approcciava per la prima volta. “Si metta la maschera cortesemente”, poi iniziai: “Prego”. Pensando tra me e me che avrei preferito non vederlo in volto e che avesse rispettato l’appuntamento, dato che il mio lavoro fosse organizzare eventi dove la privacy e la segretezza fossero la peculiarità. Con professionalità lo feci ambientare alla call, stemperando l’atmosfera. Gli chiesi se potessi bere un caffè, lo feci per fargli provare una sensazione amicale oltre che per prendere tempo: dovevo documentarmi sulla richiesta. Non ricordavo quale fosse la sua esigenza. Quindi, iniziai a leggere il suo file con la tazza calda tra le mani. Davanti a me un uomo sicuro, semplice, con fare misterioso. L’imbarazzo dell’esporre il suo tipo di richiesta era più che normale. Scriverle certe cose era più facile, ma io sapevo come far aprire le persone e decisi di entrare subito in empatia. Chiesi, eliminando l’aria professionale e distaccata: «Possiamo darci del Tu?» Accettò di buon grado con un “certamente”, quindi iniziammo la trattativa del suo evento partendo dalla complicità. «Aldo» mentre leggevo gli appunti sul secondo schermo, alla sinistra del monitor video. «La prima cosa che ti chiederò sarà il consenso informato di… come si chiama tua moglie?» Seduto dal lato opposto della mia scrivania, chissà in quale città ed ufficio, il signore sulla sessantina mi porse di fronte alla webcam tutta la documentazione da me richiesta. «Lidia!» Pronunciò, mentre lessi delle firme presumibilmente della moglie. Mi fece un sorriso e un gesto con il capo, chinandolo avanti e indietro in segno di assenso. “Le invierò per mail appena terminata questa conversazione”. «C’è tutto, vedo anche la contabile dell’acconto per l’evento. Avrebbe potuto attendere senza problemi». Era raro che mi accreditassero denaro prima ancora di aver ricevuto il contratto. «Ci sono richieste particolari oltre lo scenario che ho progettato?» Aggiunsi. «Sì!» Aldo cambiò espressione, pervaso dalla passione in volto. Adesso iniziavo a vedere il suo personaggio nascosto. È una cosa che succede con tutti i clienti, si siedono clienti per poi liberarsi totalmente. La parte bella del mio mestiere è quella di poter conoscere realmente le persone, passioni, fragilità e lati nascosti. Forse per questo motivo amo farlo. «Per tutto il tempo, io dovrò essere presente ma invisibile». «Come da contratto!» Risposi, indicando la postilla a fine pagina, con il dito medio. Ricordavo molto bene la sua richiesta. «Un’altra cosa». Aggiunse con maggior fervore. «Non ci sarà violenza fisica! Giusto?» «Aldo, non ti devi preoccupare. Faccio questi eventi da anni e i miei uomini sono professionisti. Non saresti qui alla mia scrivania… o sbaglio?» Afferrò la penna tra le mani, avvicinò il foglio a sé e improvvisamente vidi in lui la passione esplodere negli occhi, come quando un bambino si sveglia la mattina di Natale e scorge i regali sotto l’albero: «Firmo ad una sola condizione: dovrai sfinirla come narrano le tue gesta!» Dagli appunti questo dettaglio non era emerso, ma me lo aspettavo. I miei video porno erano diventati virali, tant’è vero che quasi tutti i clienti mi contattavano dopo averli visti. Da un lato era un’ottima vetrina, da cui poter avere un flusso continuo di richieste di eventi, dall’altra era la condanna del dover sempre essere protagonista anche in questo. Faceva parte del gioco e della notorietà. «Esaudirò i tuoi desideri!» Risposi con il sorriso. “Quando dovrebbe accadere?” “Vorrei la prendeste tra esattamente quindici giorni”. Pensai un secondo a come avrei organizzato tutto in così poco tempo. Servivano persone, mezzi e location. “Deve avvenire per forza in questa data, è l’unica disponibilità che abbiamo. Tra venti giorni ci trasferiremo all’estero”. «La rapiremo tra esattamente 15 giorni». Dopo esserci stretti la mano, aver controfirmato il contratto, Aldo lasciò lo studio ed io iniziai a far squillare i telefoni, inviare mail e messaggi. Il tempo era poco, i partner andavano avvisati ed il problema più grande era trovare la location ed il luogo per la Rape Gang. Pervaso dallo stress organizzativo mi fiondai subito al lavoro.


15 giorni dopo…

Camminava ondeggiando i fianchi sul ciglio della strada, reggeva le borse della spesa. Lidia era sempre in ghingheri come aveva indicato il marito. Vestita di bianco, faceva risaltare i suoi punti forti: il corpo di una ragazzina tonica, magra. Chi le avrebbe mai dato la sua vera età? Non c’era alcun dubbio che fosse lei, la riconobbi dal piccolo tatuaggio ben descritto dal marito. Sbagliare era facile, però gli indizi erano più di uno. Passare da un rapimento consenziente ad uno di rilevanza penale era un attimo. Gli indizi erano chiari, documentati con foto. Eravamo in tre sul furgone parcheggiato che ora si avvicinava alla sua auto mentre posizionava nel cofano le buste della spesa. Ci fermammo a una ventina di metri. «Tatuaggio unicorno sulla spalla». «Sì, lo vedo». «Neo sul collo, grande come una moneta». «Aspetta, dammi un momento!» Binocolo alla mano, Manuel guardava con perizia la signora. «Sì, lo vedo». Io con il foglio in mano elencavo gli indizi per non sbagliare persona. «Guida una Golf grigio scuro». «Sì, è una Golf». “Ok, ultimo indizio, poi iniziamo”. Lessi la targa dell’auto a Manuel che con pazienza riuscì a leggere e ripetermi mentre Lidia faceva avanti e indietro dal carrello della spesa. “Va bene, possiamo agire”. Il momento era perfetto, infilammo i passamontagna, ci avvicinammo e, come dei mercenari professionisti, rapimmo la bianca signora, imbavagliandola e legandole mani e piedi. Tutto venne filmato ed il marito, che attendeva nel bunker, monitorava in diretta il nostro operato. La fortuna fu nostra amica, nessuno ci vide. Solo dopo pensammo ad eventuali telecamere, ma la fortuna di avere un avvocato ed una polizza per eventi, mi fece evitare preoccupazioni. Mentre uno dei miei guidava, io palpavo la signora minacciandola di stupro. Le toccavo il seno, sentivo che fosse libero sotto la maglietta, i capezzoli erano già turgidi. Inizialmente fu presa dallo spavento, poi lo shock venne sostituito dall’eccitazione. Le mie mani nella sua figa erano già fradice. La porca stava godendo e le piaceva la situazione. Noncurante della mia orda che anelava il suo profumo di figa da sfondare, spalancava le gambe come un’ingorda. Lidia era proprio una porca, ed i suoi bianchi capelli la rendevano veramente affascinante e atta alla monta. Avevamo a che fare con una gran donna, affascinante nel gestire la situazione, assecondando ogni nostro gesto. Il rapimento iniziale era filato liscio, ma il bello doveva ancora venire. Volevamo darle un po’ di cazzo sul furgone, ma preferii masturbarla per tutto il viaggio, legata e palpata. Il turpiloquio nei suoi confronti iniziò con Manuel, che la chiamava vacca, troia succhia cazzi e vecchia porca. Piu veniva appellata più la signora godeva. Il preludio di un’ottima rude scopata era sotto i nostri occhi.

Arrivammo a destinazione ed era un delirio di goduria: ingorda e avida di sesso, non vedeva l’ora di essere sbattuta, ed il suo sorriso a gambe larghe, quando il furgone fu arrestato e aprii la portiera, confermava la mia vista. C’erano tutti i buoni propositi per il piano stabilito. Ero fiero e già vedevo una rape gang memorabile.

Aldo incappucciato, come lo eravamo noi tre, era seduto sulla poltrona, reggeva la sua videocamera ed aveva il cazzo tra le mani. Accanto a lui Regina, con la sua maschera, pronta ad intervenire come da copione. Anche lei volle partecipare, data la stravagante ed originale operazione. La bianca signora passò dalla mia spalla al banco di lavoro imbottito, come un cacciatore antico portava la preda caricandosela addosso. La mia stanza del rough-sex era perfetta per ogni situazione di stupro. Lei, minuta e leggera, venne spogliata nel giro di pochi secondi da Regina, che le tagliò il vestito in modo efficace. Non fece in tempo ad emettere un fiato: le toglievo la benda dagli occhi, aveva il mio cazzo nella gola, il grosso pisello di Manuel nella figa e quello di Jacob nella mano. Regina la sgrillettava un po’ con le dita ed un po’ con la lingua. La figa della bianca signora era un vulcano in eruzione, si dimenava come una troia e godeva urlando di piacere, bagnando di umori il cazzo di Manuel. Tutti attorno a lei, incappucciati, nudi, la stavamo scopando come una cagna. Aldo si segava al punto che dovette poggiare la telecamera. Anche il marito emetteva dei suoni gutturali durante la masturbazione. Si scambiavano di tanto in tanto degli sguardi di complicità, per poi tornare a calcare quella scena porno. Segandosi continuamente, poggiando e riprendendo la videocamera, avrebbe ottenuto un video inguardabile. Per fortuna, come di consueto, io stavo riprendendo tutto per le mie produzioni, il marito avrebbe avuto la totalità del prodotto come da lui richiesto. La stanza era cablata in ogni angolo e quel porno sarebbe stato fantastico. Lidia si dimenava, la sua bocca ingorda gustava tutto il mio sapore, segava Jacob con maestria e nonostante Manuel spingesse come un toro, era evidente che le sue voglie chiedessero più depravazione. Manuel sborrò sulla pancia, Regina gli teneva il cazzo ben stretto. Lo fece schizzare a dovere, assecondando il piacere con un accenno di sega, poi lo guardò facendogli capire che era troppo presto. Quel cazzo doveva tornare dritto il prima possibile. Purtroppo, essendo fuori copione, dovetti improvvisare ed Aldo sarebbe stato molto più felice. Con forza la mettemmo a pecora, alzandola di peso. Jacob la teneva per i capelli bianco platino, mentre si faceva ciucciare la cappella. Un po’ di bocca ed un po’ di lingua. Lidia succhiava il cazzo come poche. Lo si poteva notare dal rossore della cappella di Jacob. Era rossa, violacea, tendente al colore di un abrasione. Succhiava come una dannata, ingorda e vogliosa di nettare bianco nella sua bocca. Più ansimava e più godeva l’orda, più gemeva e più ci davamo da fare. Era nostra prigioniera ed il marito istigava tutti alla monta. Intanto Manuel, cazzo tra le mani, se lo agitava per farlo tornare su. La mia Regina, abile leccatrice, si dedicò con devozione ai capezzoli tesi e piccolissimi, mentre io, salito sul banco, ero pronto a montarla come da richiesta del marito. Aldo adesso, da buon marito cuckold, si avvicinò al buco del culo della sua donna, come per visionare, come per annusare. Un gesto che gli dava piacere ma nel contempo ne esprimeva la proprietà. Poi si allontanò e ci sentimmo in dovere di proseguire con ancor più vigore. Iniziai dalla figa, colava umori continui ed ogni gemito sembrava far aumentare il liquido della passione. Iniziai a penetrarla con lentezza, avanti e indietro. Mi fermavo, attendevo tre secondi e poi scaricavo 5 o 6 colpi con tutta la mia furia. Gridava e chiedeva cazzo. Tanto cazzo. Ora le pause non venivano più rispettate, colpivo con tutta la forza e la velocità che avessi. Il mio cazzo era ancora più grande del solito ed il fatto che la sua gola emettesse suoni cavernosi dati dal cazzo di Jacob, fece si che l’eccitazione del marito divenne maggiore al punto che si avvicinò e le sborrò sulla faccia. Per lui essere dietro una maschera, facendosi succhiare il cazzo dalla moglie era una goduria. Il saperla usata ed abusata era la realizzazione di un desiderio. Ora in 4 attorno a lei, a palparla, tutti con il passamontagna. Io la stavo scopando come una troia, godeva, si dimenava. Sentivo tutte le sue vibrazioni sulla mia cappella, quella vagina mi teneva stretto come se mi avesse avvinghiato l’asta del cazzo e non volesse più lasciarlo. Regina prese del lubrificante, lo spruzzò nel buco del culo della bianca signora ed iniziò a prepararla. Mentre il mio cazzo comodo e felice si gustava la passera matura, Regina con un dito sondava il piccolo foro che ardeva di essere sfondato. Scivolavamo dentro e fuori di lei, figa, bocca e culo. La grande signora godeva, rapita dal piacere. Non poteva scegliere, non poteva obiettare nulla. Poteva solamente godere, farsi scopare e subire tutto ciò che il marito volesse gustarsi. «Adesso ti farò sfondare, troia!» Sussurrò Regina nell’orecchio della nostra preda. Ora gestiva lei, noi collaboravamo, così da sempre. Ogni volta che organizzavo un gruppo, una gang o un’orgia, desideravo sempre avere mia moglie nel gruppo. Lei aveva quello strano potere di riuscire a rialzare la libido durante o dopo un amplesso. Per via della sua bellezza le riusciva facilmente con gli uomini, ma non era dovuto solo al fattore estetico. Nel nostro ambiente, era la cosa più difficile, non bastava buttare lì un evento. Io e lei dovevamo essere non solo i protagonisti o gli organizzatori, dovevamo riuscire ad essere l’elemento trainante e, quando le sborrate e gli orgasmi femminili arrivavano copiosi, il dovere di chi organizza è tastare la psiche per riaccendere il prima possibile la voglia di erotismo e sesso vorace.

Adesso, con gli occhi infiammati di passione, come fosse una ninfomane in preda ad un’orda assetata di sesso, io passavo da figa a culo ed il mio cazzo era un martello pressante. Manuel, Jacob ed il marito le stupravano la bocca ingorda infilando il cazzo, sfilandolo e mettendosi in fila per un prossimo giro. In quel preciso istante, senza accordi, si creò un assaggio di cazzi per Lidia, che godeva come una matta. Le piaceva particolarmente, la sua bocca da pompinara si spalancava sino a riempire le guance, per poi svuotarsi e riempirsi nuovamente. Voltava il viso a destra per succhiare Manuel, poi a sinistra per farsi riempire la gola da Jacob per poi ritornare a leccare il cazzo del Marito che godeva più di tutti. Sotto il passamontagna i suoi gemiti erano talmente concitati che incitavano la moglie ad essere ancora più puttana. Più Lidia si atteggiava da porca, più Aldo godeva come un toro imbizzarrito. Quei tre cazzi erano sotto assedio, nonostante fosse lei la donna rapita, sembravano loro tre gli abusati. Avevano le cappelle rosse, ogni volta che la bianca signora rilasciava i cazzi si poteva notare la pressione che esercitava sulle loro cappelle. Era ingorda, avida di cazzo e i tre erano stremati. Jacob si lasciò andare, inondando la bocca della donna, proprio mentre stava per afferrarlo tra le labbra. Il marito, vedendo colare sborra sulla sua amata zoccola, iniziò a segarsi come un forsennato. Manuel iniziò anch’esso a segarsi per donare sperma alla scena in corso. Ricevette tanta di quella sborra che perdemmo il conto del numero di orgasmi. I tre cazzi sembravano idranti, e quei coglioni spingevano tirando fuori ogni singolo schizzo sul volto e sul corpo di quella adorabile puttana sotto le nostre grinfie.

Io, mentre si godeva la pioggia di sborra, la sfondavo forte nella figa. Aveva orgasmi multipli, me ne accorgevo da come vibrava la sua pelle ed il suo corpo durante l’apice di goduria. Leccava lo sperma dal suo volto, poi si fermava per viversi una parte di orgasmo, come imprigionata dal piacere, per poi riprendere a godersi la sborra. Le piaceva tantissimo e si godeva ogni singolo attimo. Adesso, come da copione, Manuel e Jacob, con lentezza ed invisibilità, uscirono dalla stanza. Anche Regina svanì nel nulla. La signora in preda all’estasi, non si accorse di nulla, faceva tutto parte della sceneggiatura. Avevo ancora il cazzo dentro di lei quando rimanemmo soli nella stanza pregna di magia, pensando che fossero già trascorse tre ore di sfogo liberatorio. L’odore di sesso nella stanza e Lidia straziata erano il segno di missione ben compiuta. Il marito ancora non era sazio, aveva il cazzo tra le mani quando si sedette sulla poltrona accanto al letto, facendomi cenno con la mano, indicandomi la moglie offerta. Io ero carico, ne avevo ancora. La sfinii facendola girare a pecorina e scopandola nuovamente, inerme e senza fiato. Aldo era come un bambino a Natale, ad ogni colpo di reni era un segarsi profondo. Finito di scopare le lasciai tutta la mia sborra nella figa, e me ne uscii. Da copione Aldo l’avrebbe ripulita totalmente, senza però essere guardato. Lasciai quindi la puttana piena di sborra da leccare e me ne andai. Non avrei voluto,volevo godermi quella donna nel suo splendore e nel suo sfinimento, nei suoi sospiri di relax. Ma i patti erano chiari. Il marito sarebbe dovuto rimanere solo con lei nella stanza. Il resto non ci interessava, quindi così avvenne, senza parole e convenevoli. In modo tutto naturale, come se sparissimo nel nulla, con leggerezza , senza mai essere stati in quel luogo.

Dopo giorni ci rivedemmo. Consegnai tutto il girato. Aldo mi chiese di pubblicarlo per lui tramite i miei canali. Esibirla era il suo divertimento. Volle pianificare un’altra gang, ma questa volta voleva essere legato anche lui. Ero pronto a stilare con piacere un nuovo contratto. Ovviamente vi sarebbero state altre postille….

Di Dom

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